venerdì 13 gennaio 2017

LAMB di Bonnie Nadzam


Lamb è un libro strano, sfacciato, spudorato, provocatorio, e in quanto tale modernissimo. E' stato definito - in modo piuttosto fuorviante - il Lolita del XXI secolo. Accostamento poco felice, a mio avviso, perché la Nadzam - per quanto sia certamente una valida scrittrice - non sfiora minimamente il genio stilistico, e non solo stilistico, di Nabokov:

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita. 

Ricordate?  

Ho trovato, al contrario, la prosa della Nadzam piuttosto artefatta, inutilmente elaborata e  ridondante, con momenti di grande inverosimiglianza. Va bene giocare con le parole, va bene il lirismo, va bene fondere prosa e poesia, ma dietro tutto questo darsi da fare per impressionare il lettore deve pur esserci un criterio estetico che giustifichi l'uso di queste sofisticatezze (paradossalmente il libro è pieno zeppo di dialoghi, peccato che molti di questi somiglino di più a dei monologhi fini a se stessi, tramite i quali chi scrive si auto-compiace della propria bravura, che a delle reali conversazioni di vita quotidiana). Esteticamente, quindi, il libro non mi è piaciuto. In realtà, nemmeno l'intreccio e i personaggi mi hanno convinto del tutto: troppe cose in sospeso di cui il lettore deve farsi carico, personaggi non sempre caratterizzati al meglio, buchi narrativi che tolgono molto - troppo! - all'introspezione psicologica. 

Allora perché ne parlo? Perché Lamb è un romanzo cattivo e attuale. Attuale proprio perché cattivo. Protagonista è David Lamb, carismatico uomo di mezz'età in profonda crisi esistenziale. Lamb vive il dramma contemporaneo per eccellenza: ha il cuore marcio. Nella sporcizia di questo suo degrado spirituale, in questa sua insondabile vanità, trova la redenzione in Tommie, anonima ragazzina di undici anni. Un uomo e una ragazzina, due generazioni molto diverse e distanti a confronto. Un sentimento vago, inafferrabile e disperato che molto lentamente, e in modo non del tutto chiaro e trasparente, si insinua tra i due. 
Non c'è nulla della dolorosa passione di Humbert Humbert, nulla della malizia dispettosa di Lolita. 
Ci sono un uomo solo e triste e una bambina impaurita e inconsapevole. David, tormentato da domande che quasi mai ricevono risposte, ha bisogno di una via di fuga, di un palliativo, di un pretesto per sentirsi buono, utile, misericordioso. Ed ecco che, così, Tommie - bruttina, insicura e piena di lentiggini - gli offre l'occasione perfetta per riscattarsi. Riscattarsi da cosa? Da chi? Dal dolore, dalla sofferenza, dagli abusi passati? Da un mondo malvagio e ingiusto? Da una famiglia assente, o al contrario da una figura materna pressante? Da un amico infedele? Da un amante scorretto? Da cosa abbiamo bisogno di riscattarci, noi uomini? Quale fastidioso fardello ci portiamo costantemente sul cuore? Cos'è questo risentimento opprimente da cui non riusciamo ad affrancarci? 

Lamb ce lo insegna: l'uomo aspira ad un'unica e sola liberazione. La liberazione dal (e non del!) proprio sé. Perché nel sé è già contenuto, senza che vi sia aggiunto in un secondo momento, il disprezzo di sé
L'uomo narcisista (cioè L'Uomo) in realtà si svilisce, si biasima, si detesta e, infine, si vergogna. Si disprezza e per questo si tormenta; si tormenta ancora di più se non si disprezza abbastanza. 
E come si può amare quello che c'è fuori - il mondo e tutto ciò che in esso è contenuto - se non si è pronti ad amare prima se stessi? 

3 commenti:

  1. Meravigliosa come sempre! L'ultima frase chiude perfettamente il tuo articolo ed è la sacrosanta verità <3

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io quando scrivo certe frasi prima penso a me, e poi, di conseguenza, a te <3

      Elimina
  2. Che bella recensione! Mi hai fatto venire voglia di leggere questo romanzo che personalmente non conoscevo!

    RispondiElimina