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L'AMICA GENIALE non è un capolavoro, ma... [SPOILER]

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Mi sono approcciata alla tetralogia di Elena Ferrante con qualche riserva, un po' perché ormai l'avevano letta tutti, un po' perché le narrazioni distribuite su più volumi non mi convincono, mi mettono ansia. I miei timori sono stati in parte confermati: ho letto i quattro romanzi in preda ad una strana agitazione, ad una curiosità snervante che mi ha portato allo sfinimento. Ho letto, nell'arco di una decina di giorni, circa 1600 pagine. È una novità per me, che sono da sempre una lettrice lenta, che odia divorare i libri: ho bisogno di tempo per metabolizzare emozioni e informazioni, per riflettere sulle parole, sull'andamento degli eventi, sui personaggi. Questa volta, però, è andata così, e l'esperienza di lettura è stata solo in parte alterata in negativo: ho apprezzato la tetralogia anche a questi ritmi folli.

Da subito mi sento di dire questo: "L'amica geniale" non è un capolavoro, ma comprendo a pieno il successo che ha avuto. Ne riconosc…

"Il preferito": a short story #2

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Ho sempre fatto tutto per te, tutto quello che mi hai chiesto, tutto quello che pensavi fosse giusto e che ti aspettavi da uno come me. Non ti ho abbandonato un solo istante: sempre, sempre a te vicino, immerso nella tua vita che è anche la mia, preoccupato per le tue preoccupazioni, angosciato dalle tue angosce, animato dai tuoi entusiasmi.  Ti ho perdonato le parole inopportune, i gesti sprezzanti, gli sguardi indifferenti - quegli sguardi taglienti e dolorosi di quando vuoi ferirmi e dirmi che non sono nulla di speciale - i dubbi e quelle tue stupide scenate di gelosia, immotivate e sempre così terribilmente fuori luogo. Ti ho ascoltato e sostenuto e desiderato come ogni buon compagno di vita dovrebbe fare. Ti ho amato con disperazione, con quel delirio speciale e incomprensibile degli uomini innamorati e tristi. Ho rinunciato al mio grande sogno - il sogno di un vanesio complessato, sia pure - per l'idea di un futuro insieme a te; ho costruito ponti e castelli per rendere pos…

Io ho un'ossessione, e tu?

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L'altro giorno camminavo per le strade di Roma e parlando con il mio interlocutore dicevo che in fondo è giusto che le nostre passioni ci perseguitino, che diventino un chiodo fisso, che si trasformino in ossessioni. Non ha senso chiamarle tali, né coltivarle, né dire di averne, se un po' non ci tormentano.  
Non ha senso amare qualcosa senza disperazione, senza la forza creatrice e distruttrice del delirio
Amare un'idea - l'idea fondante della nostra passione - è pericoloso, ma costituisce anche una garanzia: solo se si crede veramente e ingenuamente in qualcosa ci si può sentire vivi; solo se si affida la propria vita a un'idea (o a più idee che cambiano nel tempo), si trova un senso al proprio stare al mondo.
Le idee per cui ci battiamo ci formano come individui desideranti e consapevoli; ci donano la forza necessaria per muoverci nel mondo con coraggio e con audacia, anche se non ci sentiamo né coraggiosi né audaci, anche se non lo siamo come vorremmo o come …

"La musica è finita": a short story #1

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Che giornata luminosa quella fatale che ruppe l’incantesimo: m’ingannò. In quella chiara mattina di metà settembre la corda si spezzò e il funambolo cadde. Persi tutto quello che c’era da perdere. Persi lei, persi me, persi loro, persi il senso. E come spiegare che nulla da allora è più tornato come prima? Che certi avvenimenti della vita sono salti mortali - salti fatali - dai quali è impossibile uscire integri? Non è solo il pensiero tormentoso di quello che sarebbe potuto essere la spina che ho nel cuore, ma la consapevolezza della mancanza, la sicurezza di un vuoto che con il buio del tempo si è fatto abisso. Quel giorno non ho solo dovuto rinunciare per sempre alle persone che amavo, ma anche alla possibilità di una vita dignitosa. Non so più come ci si sente ad essere amati da qualcuno, e quelli che io amo non mi odiano nemmeno più. Peggio: mi compatiscono. E si sa, la compassione è terribile perché fagocita tutto. Perché, allora, ho fatto quello che ho fatto? Perché non mi sono…

2017: Un Anno in Libri

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Il 2017 è stato un anno davvero bizzarro: da una parte ho avuto la fortuna di leggere libri straordinari, veri e propri capolavori, dall'altra libri che mi hanno irritata, delusa o lasciata del tutto indifferente. Tutto sommato non è stato il miglior anno di letture di tutti i tempi (dalla disperazione ne ho addirittura abbandonato qualcuno, ma di questi non vi parlerò ovviamente).  Di seguito l'elenco di tutte le letture dell'anno appena trascorso, in ordine cronologico:
1)L'UOMO CHE RIDE di Victor Hugo


Alla base di questo romanzo c'è un'idea forte, quella della maschera beffarda attraverso cui l'uomo nasconde a se stesso la propria miseria, maschera simbolicamente rappresentata nella storia dal ghigno perpetuo del protagonista. Questa maschera però in realtà non cela nulla della disperazione umana, ridicolizzandola ed esponendola anzi ad un altro ghigno, più potente: quello senza pietà dell'indifferenza divina. Un capolavoro assoluto. 

2)CHIEDI PERDONO

Il CONGEDO dal BUON LETTORE

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In questa epoca post-moderna incerta e un bel po' confusa il Lettore ha fatto il suo triste e trionfale ingresso nella Massa, che preda non proprio inerme della Noia si consola con la Distrazione fatidica, quella che la salverà finalmente, anche se solo momentaneamente, dall'Angoscia dell'esistenza senza Senso: è così che il leggere è diventato un momento, e neanche troppo importante, di evasione, un break qualsiasi dallo stress della quotidianità. 
La lettura si è trasformata per i più in un felice hobby, divertente e poco impegnativo, che permette di fare della rappresentazione narrativa il palcoscenico agognato e mai ottenuto su cui mettere in scena la propria vita ideale; di identificarsi narcisisticamente nei personaggi migliori dello scrittore; di ritrovarsi come un Io assoluto in tutte le situazioni, parole, dinamiche narrative... 
Ma il vero problema non è nemmeno questo, o almeno non è questo l'oggetto di discussione dell'articolo di oggi, sebbene tutta q…

Parlare di libri: BOOKTUBE

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Da circa due anni, con non troppo successo, gestisco un canale youtube dedicato ai libri. Non sono una booktuber seria: sono incostante nel caricamento dei video, assolutamente incurante degli aspetti tecnici, per niente incline a rendere il prodotto finale invitante (basta dare uno sguardo alle fantozziane miniature dei miei video per capire), poco propensa, insomma, a piegarmi in un qualche modo alle regole "imprenditoriali" di youtube. Tuttavia, le capacità che io non riscontro in me stessa riesco ancora ad apprezzarle in altri booktuber - sia quelli che mi fanno simpatia sia quelli che non me ne fanno - senza che io mi faccia troppo vanto del mio affrancamento dalle dinamiche di questo mondo virtuale pieno di trappole e intrighi. 
Eppure.
Eppure, nonostante tutta la consapevolezza, in passato le poche visualizzazioni e la poca partecipazione - in generale il troppo tiepido riscontro - mi hanno infastidito. Mi chiedevo come mai la mia passione per i libri non venisse com…